Normativa

Diritti dei cittadini comunitari

Tutti i cittadini UE hanno il diritto di vivere, lavorare e studiare in un altro paese dell’UE.
Ai cittadini UE spettano numerosi diritti fondamentali nell’UE:

Diritti fondamentali

I cittadini UE hanno il diritto di entrare in qualsiasi paese dell’Unione senza dover espletare particolari formalità. Basta essere in possesso di un passaporto o di una carta d’identità in corso di validità.
Le autorità potranno controllare la validità del documento, ma non potranno fare domande sugli scopi e sulla durata del tuo viaggio.
Il diritto di viaggiare può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico, sicurezza pubblica o sanità pubblica.

Assistenza sanitaria

Se durante un viaggio all’interno dell’UE ci si ammala improvvisamente o si ha un incidente in un altro paese dell’Unione, si ha diritto all’assistenza sanitaria immediata in loco. Per far valere questo diritto bisogna presentare la tessera di assicurazione sanitaria europea (o l’apposito modulo E 111), rilasciato nel proprio paese prima della partenza. Ciò vale solo per i viaggi di breve durata.

Acquisti per uso personale

Se si acquistano beni e servizi per uso personale in un altro paese UE, si è soggetti alle stesse norme fiscali applicabili ai cittadini di quel paese e si possono portare a casa i beni acquistati. Attenzione però: ciò non vale per l’acquisto di automobili nuove. Per quanto riguarda i manufatti del tabacco e gli alcolici, in talune circostanze potrà essere chiesta la prova del fatto che i beni sono destinati ad uso personale.

Diritto di stabilimento

Tutti i cittadini UE hanno il diritto di risiedere e stabilirsi in qualsiasi paese dell’UE.
Per periodi inferiori a tre mesi: è sufficiente una carta d’identità o un passaporto in corso di validità.
Per periodi superiori a tre mesi: vale il diritto di stabilirsi in un altro paese UE se:

  • si è un lavoratore dipendente o autonomo nel paese ospitante oppure
  • si è iscritto presso un istituto d’istruzione pubblico o privato per seguire un corso di studi o di formazione professionale oppure
  • si hanno risorse sufficienti anche per i propri familiari e si ha un’assicurazione sanitaria completa nel paese ospitante.

Automobile

Chi è in possesso di un’auto nuova, non può subire alcun controllo nel paese ospitante. Se invece si possiede un’auto usata, può essere obbligatorio sottoporla a un controllo tecnico.
Di regola è necessario immatricolare la vettura con una normale targa del paese ospitante e pagarvi sia la tassa d’immatricolazione sia il bollo di circolazione.
Si può provvisoriamente usare la propria automobile in qualsiasi altro paese UE senza pagare tasse per 6 mesi su un qualsiasi periodo di 12 mesi. Ciò non vale per i cosiddetti «lavoratori frontalieri», vale a dire per le persone che passano ogni giorno il confine per andare al lavoro.

Patente di guida

Si può guidare nel paese ospitante usando la patente rilasciata nel paese d’origine. Tuttavia, il paese ospitante applicherà le proprie regole per quanto riguarda la scadenza della patente, i controlli medici e le tasse.

I beni personali

Possono essere trasferiti senza restrizioni e senza che si debbano pagare dazi doganali o tasse.

Imposte

Per evitare una doppia tassazione, si deve stabilire se si è «residente a fini fiscali» nel paese ospitante, nel qual caso sarà necessario in sostanza dichiarare tutti i redditi nel paese ospitante.
A tal fine bisogna contattare sia le autorità fiscali del proprio paese d’origine sia quelle del paese ospitante. Ci si deve accertare che non vi siano formalità da sbrigare prima della partenza.
Tra Italia e Slovenia è in vigore la Convenzione per evitare la doppia imposizione.

Votare e candidarsi alle elezioni

Si può votare e ci si può candidare nel paese ospitante alle stesse condizioni dei cittadini di tale paese. Questo diritto riguarda:

  • le elezioni comunali (amministrative): attenzione, votando nel paese ospitante non si perde automaticamente il diritto di voto nel paese d’origine;
  • le elezioni europee: attenzione, bisogna iscriversi nelle liste elettorali e votando nel paese ospitante si perde automaticamente il diritto di voto nel paese d’origine.

Libera circolazione – cittadini europei

La libera circolazione dei lavoratori è un principio fondamentale dell'UE, sancito dall'articolo 45 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea e ulteriormente precisato dal diritto derivato e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea. I cittadini dell'UE hanno il diritto di:

  • cercare lavoro in un altro paese dell'UE;
  • lavorare in tale paese senza bisogno di un permesso di lavoro;
  • vivere in questo paese per motivi di lavoro;
  • restarvi anche quando l'attività professionale è giunta a termine;
  • godere della parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali per quanto riguarda l'accesso al lavoro, le condizioni di lavoro, nonché qualsiasi altro beneficio sociale e fiscale.

I cittadini dell'UE possono anche chiedere il trasferimento di alcuni tipi di copertura sanitaria e previdenziale verso il paese in cui si trasferiscono per motivi professionali (vedere coordinamento dei regimi di sicurezza sociale).
La libera circolazione dei lavoratori si applica anche, in linea di massima, ai paesi dello Spazio economico europeo: Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
Per alcuni mestieri è inoltre possibile chiedere il riconoscimento delle qualifiche professionali (vedere riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali).
Le norme europee sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale servono a tutelare i diritti delle persone che si spostano all'interno dell'UE e dell'Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

Chi può godere di questa libertà?

  • Le persone in cerca di lavoro, vale a dire i cittadini dell'UE che si spostano in un altro paese europeo per cercare un impiego (a determinate condizioni).
  • I cittadini dell'UE che lavorano in un altro paese europeo.
  • I cittadini dell'UE che ritornano nel paese di origine dopo aver lavorato all'estero.
  • I loro familiari.

I diritti possono differire leggermente per i lavoratori autonomi, gli studenti, i pensionati e le persone inattive. Per ulteriori informazioni su queste categorie, vedere La tua Europa.

Esistono delle restrizioni?

  • I diritti qui illustrati si applicano alle persone che esercitano il loro diritto alla libera circolazione per motivi di lavoro.
  • Esistono restrizioni per motivi politici e di sicurezza pubblica, salute pubblica e lavoro nel settore pubblico.
  • I cittadini croati possono essere soggetti a restrizioni temporanee.

Allargamento: disposizioni transitorie

Lavoratori dei nuovi paesi dell'UE: regimi transitori

Per i lavoratori dei nuovi paesi dell'UE il diritto alla libera circolazione può essere limitato durante un periodo transitorio massimo di sette anni dall'adesione. Per il momento queste restrizioni riguardano i lavoratori di:

  • Croazia, che ha aderito all'UE il 1° luglio 2013.

I governi dei paesi già appartenenti all'UE possono decidere se e quali restrizioni applicare ai lavoratori dei nuovi paesi. Tuttavia:

  • Non possono limitare la libertà di viaggiare, ma soltanto il diritto di lavorare in un altro paese come lavoratore dipendente.
  • Per i primi due anni successivi all'adesione l'accesso al mercato del lavoro dei paesi già appartenenti all'UE dipende dalla legislazione e politica nazionale di questi ultimi, che possono eventualmente esigere un permesso di lavoro. Se un paese desidera prorogare le restrizioni per un ulteriore periodo di tre anni, deve informarne la Commissione entro la fine dei primi due anni.
  • Successivamente il paese può continuare ad applicarle per altri due anni se notifica alla Commissione gravi perturbazioni del proprio mercato del lavoro; le restrizioni non possono comunque superare un periodo massimo di sette anni.
  • I lavoratori soggetti a restrizioni nazionali devono avere la precedenza rispetto a quelli dei paesi extra UE.
  • Una volta legalmente assunto in un altro paese dell'UE, un lavoratore ha diritto alla parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali.
  • I paesi i cui cittadini sono soggetti a restrizioni possono imporre restrizioni analoghe ai lavoratori del paese che le prevede.

Per ulteriori informazioni, consultare i singoli trattati di adesione.

Croazia

Nei seguenti Stati membri vigono attualmente restrizioni transitorie per regolare l'accesso dei lavoratori croati al mercato del lavoro:

  • Austria
  • Malta
  • Paesi Bassi
  • Slovenia
  • Regno Unito.

Ciò significa che tali Stati membri continuano ad applicare la legislazione nazionale per regolare l'accesso e possono imporre un permesso di lavoro.
La Croazia applica restrizioni equivalenti ai lavoratori di questi paesi.
Ai sensi dell'atto di adesione del 2011, i 27 Stati membri dell'UE possono limitare temporaneamente l'accesso dei lavoratori croati ai rispettivi mercati del lavoro.

Prima fase: 1°luglio 2013 - 30 giugno 2015

L'accesso era disciplinato dalla legislazione nazionale degli altri Stati membri. 13 di questi hanno introdotto restrizioni (AT, BE, CY, FR, DE, EL, IT, LU, MT, NL, ES, SI e UK). I restanti paesi hanno deciso di applicare pienamente le norme europee sulla libera circolazione ai lavoratori croati.

Seconda fase: 1°luglio 2015 - 30 giugno 2018

Gli Stati membri possono mantenere le restrizioni previa notifica alla Commissione europea. Austria, Malta, Paesi Bassi, Slovenia e Regno Unito hanno inviato una tale notifica e attualmente sono gli unici paesi ad applicare restrizioni.

Terza fase: 1°luglio 2018 - 30 giugno 2020

Nell'ultima fase gli Stati membri possono applicare restrizioni soltanto se si manifestano, o rischiano di manifestarsi, forti squilibri sul rispettivo mercato del lavoro.
Tabella riepilogativa delle politiche degli Stati membri - lavoratori croati.