Residenti in Slovenia

A luglio del 2006 l’Italia ha riconosciuto il diritto di libero ingresso per i lavoratori provenienti dalla Slovenia. Pertanto, i lavoratori sloveni godono degli stessi diritti di quelli italiani, con l’eccezione di alcune professioni ancora riservate ai cittadini italiani (polizia, esercito, ecc.).

Non è più necessario il permesso di lavoro per i cittadini sloveni che decidono di lavorare in Italia.
Per alcune figure professionali è però ancora necessario il riconoscimento della professione regolamentata. 
Per maggiori informazioni vai al sito http://www.cimea.it.

Se la residenza o il lavoro in Italia superano i 3 mesi è necessario recarsi alla questura per farsi rilasciare la Carta di soggiorno. Per i lavoratori transfrontalieri la carta di soggiorno non è obbligatoria, tuttavia è necessaria affinché vengano riconosciuti alcuni diritti, ad esempio gli assegni familiari.

I lavoratori sloveni che desiderano lavorare in Italia devono farsi rilasciare il codice fiscale dall’Agenzia delle Entrate - http://www.agenziaentrate.it/ e aprire un conto corrente bancario in banca oppure in posta. Nel caso in cui il datore di lavoro sia d’accordo, è possibile farsi versare lo stipendio sul conto corrente in Slovenia. In seguito si procede alla sottoscrizione del contratto di lavoro.

Dopo aver sottoscritto il contratto di lavoro, il datore di lavoro ha l’obbligo di rilasciare al dipendente copia del contratto e una dichiarazione dell’avvenuta assunzione, mentre il dipendente deve consegnare al datore di lavoro una dichiarazione fiscale ai fini della determinazione del reddito.
Il datore di lavoro iscrive il dipendente all’assicurazione sanitaria e comunica l’avvenuta assunzione al locale Centro per l’impiego entro 5 giorni, utilizzando i moduli previsti. In seguito il lavoratore si reca al locale istituto per l’assicurazione sanitaria (Azienda per i servizi sanitari), ritira il modulo E-106 e lo consegna all’Istituto per l’Assicurazione Sanitaria della Slovenia (Zavod za zdravstveno zavarovanje). In questo modo il lavoratore ha il diritto di usufruire dei servizi sanitari sia nel paese di residenza (Slovenia) sia nel paese in cui lavora (Italia).

A conclusione del rapporto di lavoro, il lavoratore deve ricevere dall’INPS - http://www.inps.it/ il modulo E-301 che certifica il periodo di lavoro e di assicurazione sanitaria in Italia. Con questo modulo può richiedere l’indennità di disoccupazione nel Paese di residenza – diritti sull’indennità di disoccupazione.

L’articolo 23 della Convenzione tra Italia e Slovenia evita la doppia tassazione: il lavoratore, infatti, è tenuto a pagare i contributi esclusivamente nel paese nel quale svolge l’attività lavorativa. Tuttavia, è possibile che si verifichino delle differenze al momento della dichiarazione dei redditi che devono essere evase.

Il contribuente deve, al primo reddito da lavoro dipendente prodotto all’estero, consegnare la dichiarazione per la riscossione del credito derivante dal reddito da lavoro dipendente – modulo MF-DURS DOHZAP n. 1 (on-line: http://www.uradni-list.si/priloge/RS_-2006-138-06005-OB~P001-0000.PDF) entro 7 giorni dal ricevimento di tale reddito o entro 7 giorni dall’ultima variazione del reddito percepito e comunque in ogni caso in cui vi siano variazioni tali da influire sul credito derivante. Il contribuente può anche decidere di presentare annualmente la dichiarazione, nel mese di dicembre dell’anno in corso per l’anno seguente. Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Agenzia delle entrate slovena – DURS dove potete contattare la sig. Nives Kukovec al numero telefonico +386 5 610 80 40.

Varie

I cittadini dell’Unione Europea hanno il diritto, indipendentemente dalla loro residenza, di essere assunti al pari dei residenti locali. Tale diritto vale per tutti gli aspetti relativi all’assunzione e alle condizioni lavorative.

Uno dei requisiti previsti per l’assunzione può essere la buona conoscenza della lingua nazionale. In questo caso, è necessario possedere una conoscenza della lingua tale da poter svolgere le mansioni previste. Non è richiesto che la lingua sia stata appresa presso le scuole presenti sul territorio nazionale. 

Le esperienze lavorative conseguite in un altro Stato dell’UE sono equivalenti a quelle acquisite sul territorio nazionale.

Fisco

Attualmente il reddito da lavoro dipendente dei lavoratori frontalieri sloveni in Italia è tassato in Italia e quello dei frontalieri italiani in Slovenia è tassato in Slovenia, ovvero nello Stato in cui l’attività lavorativa è realizzata.
In particolare:
L’11 settembre 2001 a Lubiana, Italia e Slovenia hanno firmato una “Convenzione per evitare le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio”; tale Convenzione è stata ratificata l’anno successivo dal Parlamento sloveno (con pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica di Slovenia del 5 aprile 2002) e il 29 maggio 2009 dal Parlamento italiano (con pubblicazione della legge di ratifica del testo sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 23 giugno 2009). La Convenzione è entrata in vigore il 12 gennaio 2010.
L’articolo 15 della Convenzione, quello che disciplina l’imposizione dei redditi da lavoro subordinato, dispone che competente a tassare tali redditi sia lo Stato in cui l’attività lavorativa è realizzata, a prescindere dallo Stato in cui il lavoratore che li produce è residente.
Nella Convenzione non è prevista la figura del lavoratore transfrontaliero, il quale è costretto a pagare le tasse in Slovenia sul reddito eccedente a quello tassato in Italia.

Convenzione tra Italia e Slovenia per evitare le doppie imposizioni

Assistenza

La disoccupazione

Il lavoratore transfrontaliero ha diritto all’indennità di disoccupazione nel paese di residenza, in base alla legislazione di quest’ultimo e a carico di quest’ultimo. 
Il regolamento europeo n. 1408/71 (art. 69) prevede la possibilità di esportare le prestazioni di disoccupazione dal proprio Paese di residenza ad un altro Paese Europeo per un periodo massimo di 3 mesi, durante il quale il lavoratore è alla ricerca di impiego in un altro Stato membro (con possibilità di rientro, nello Stato competente, prima della scadenza di tale termine, al fine di conservare il beneficio alle indennità di disoccupazione, limitatamente al periodo di residua validità).
In Italia il diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione, agricola e non agricola e con requisiti ridotti è riconosciuta ai lavoratori solo in caso di licenziamento. 
Spetta a chi si dimette volontariamente solo in caso di gravidanza o nel primo mese di vita del figlio o per chi si dimette per motivi derivanti da giusta causa (mancato pagamento della retribuzione,molestie sessuali, mobbing ecc). 
Può chiedere la prestazione chi ha maturato nei ultimi due anni almeno un anno di contribuzione.

Disoccupazione con requisiti ridotti

Disoccupazione ordinaria

La mobilità

Il lavoratore transfrontaliero ha diritto alla mobilità solamente se residente o domiciliato in Italia in quanto la prestazione non è esportabile. In Slovenia può chiedere l’i ndennità di disoccupazione in quanto la Slovenia non prevede l’istituto della indennità di mobilità. Per il lavoratore frontaliero questa situazione è peggiorativa perché l’indennità di mobilità è di valore superiore rispetto la disoccupazione in Slovenia ed ha una copertura contributiva. 
L’indennità di mobilità è una prestazione di disoccupazione che ha una durata più lunga delle altre prestazioni di disoccupazione e che, prevedendo alcuni benefici particolari in favore delle aziende che intendano assumere dalle liste di mobilità i lavoratori iscritti, facilita la mobilità dei lavoratori da un'azienda ad un'altra.
L’indennità può essere “ordinaria” o “lunga”, ciò in base a requisiti soggettivi del lavoratore quali l’età. 
Può essere riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto il posto di lavoro, a seguito di licenziamento e che risultino iscritti nelle liste di mobilità. 
Determinate tipologie di aziende, infatti, attraverso una procedura specifica possono attivare una procedura di “mobilità”, individuando il numero delle eccedenze e dandone comunicazione alle rappresentanze sindacali, nonché alle rispettive associazioni di categorie e agli Uffici del lavoro, per un esame della situazione. Esaurita la procedura, l'azienda può procedere al licenziamento dei lavoratori ritenuti eccedenti e i Centri per l’Impiego procedono all'iscrizione degli stessi nelle liste di mobilità. 
Per il riconoscimento del diritto all'indennità di mobilità è necessaria la presentazione, da parte degli interessati, di specifica istanza. La domanda deve essere presentata presso le sedi dell’INPS entro sessanta giorni dalla data di inizio della disoccupazione indennizzabile. 

Mobilità ordinaria

Gli assegni familiari

Il lavoratore frontaliero ha diritto agli assegni famigliari anche se la famiglia è residente all’estero. Se il coniuge all’estero percepisce già gli assegni famigliari ma se il valore di questi è inferiore agli assegni famigliari in Italia il lavoratore transfrontaliero può percepire la differenza. Per percepire gli assegni famigliari deve chiedere l’autorizzazione all’INPS. 

Assegno per il nucleo familiare

La maternità

La lavoratrice madre ha il diritto e l’obbligo di assentarsi dal lavoro 2 mesi prima del parto e 3 dopo, durante questo periodo è previsto il pagamento di un’indennità sostitutiva della retribuzione. 
La prestazione economica corrisponde all’80% della retribuzione media giornaliera, viene pagata dall’INPS ma anticipata dal datore di lavoro. 
Per ottenere l’i ndennizzo le lavoratrici devono fare domanda sia all’INPS che al datore di lavoro. 
Esiste poi il congedo parentale in cui, entro i primi 8 anni di vita del bambino, il padre e la madre hanno diritto di assentarsi dal lavoro per un periodo complessivo non superiore agli 11 mesi. In questo caso l’indennità corrisponde al 30% dello stipendio per un massimo di 6 mesi entro il terzo anno di vita del bambino. 
La domanda va presentata sia all’INPS che al datore di lavoro. Esistono poi altre tipologie di aiuto economico per le madri, che però prevedono il requisito della residenza, per maggiori informazioni rivolgersi all’INPS e al proprio comune di residenza.

Maternità

SSN - Servizio Sanitario Nazionale

IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE (SSN) è un sistema pubblico che garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini, finanziato oltre che dallo stato anche dalle aziende sanitarie locali che in alcuni casi percepiscono un ticket sanitario. Vi è libera di scelta del luogo di cura e dei professionisti nell’ambito delle strutture pubbliche e private accreditate. 
A livello nazionale è composto da diversi Enti e organi di cui il Ministero della Salute è l'organo centrale.

Iscrizione obbligatoria al SSN

Il cittadino dell’Unione che soggiorno sul territorio nazionale per un periodo superiore a tre mesi sarà iscritto al SSN nei seguenti casi: 
a) Lavoratore subordinato e autonomo nello Stato 
b) Familiare, anche non cittadino dell’Unione, di lavoratore subordinato o autonomo 
c) Familiare di cittadino italiano 
d) In possesso di una Attestazione di soggiorno permanente maturato dopo almeno 5 anni di residenza in Italia 
e) Disoccupato iscritto alle liste di collocamento o iscritto ad un corso di formazione professionale 
f) Titolare di uno dei seguenti formulari comunitari: E106, E109,E 37, E 120, E 121, E33 
Per ricevere l’assistenza sanitaria è previsto l’obbligo di iscrizione (gratuita) al Servizio sanitario nazionale. 
La richiesta di iscrizione al SSN viene richiesta presso la ASL che verifica la sussistenza dei requisiti ai fini dell’iscrizione. In Italia non vi è l’obbligo di richiedere l’i scrizione anagrafica da parte dei cittadini che si iscrivono al SSN . 
Tra i documenti necessari si ricorda il documento di identità ed il contratto di lavoro attestante il rapporto di impiego e la durata. Nel caso di lavoratore autonomo il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio o ad albo o ordine professionale, l’attestazione di apertura partita IVA o apertura posizione INPS. 
Nel caso a) l’iscrizione è a tempo indeterminato se il contratto di lavoro è a tempo indeterminato. Se il contratto, invece, è a tempo determinato l’iscrizione, deve essere della durata del contratto, se questo ha durata inferiore ad un anno, o di anno in anno se di durata superiore. 
Nel caso f) si ha diritto alla all’iscrizione al SSN, alla scelta del medico di base, ma non alla TEAM, che viene rilasciata dallo Stato di provenienza (lavoratore in distacco ed i suoi familiari in Italia per conto di ditta europea, studenti esteri, familiari di disoccupato, richiedenti pensione di un alttro Stato UE, etc.) I portatori di modello E121 edE33, quindi i pensionati europei e loro familiari hanno invece diritto anche alla TEAM italiana. 
L’iscrizione per periodi inferiori a tre mesi è prevista per i lavoratori stagionali.

Iscrizione volontaria al SSN

I cittadini comunitari che non hanno diritto all’iscrizione obbligatoria possono chiedere l’i scrizione volontaria. Hanno diritto all’iscrizione volontaria:

  • i cittadini comunitari che godono delle immunità e dei privilegi previsti dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e consolari;
  • i dipendenti di Organizzazioni internazionali aventi sede in Italia (questi soggetti non hanno l’obbligo dell’iscrizione nel registro anagrafico dei residenti e non sono tenuti al pagamento dell’IRPEF sulle retribuzioni percepite);
  • i cittadini comunitari che svolgono un’attività lavorativa in Italia e che rimangono soggetti alla legislazione di sicurezza sociale dello Stato di invio tranne che sia dovuta l’iscrizione obbligatoria qualora portatori dei modelli comunitari.

Il contributo per l’iscrizione è valido per l’anno solare, non è frazionabile e non ha decorrenza retroattiva. L’iscrizione si estende anche ai familiari a carico.

Pensioni

In Italia il sistema previdenziale è prevalentemente gestito dall'INPS (Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale). 
L'attività principale dell’INPS, infatti, consiste nella pagamento delle pensioni, sia di natura previdenziale che di natura assistenziale. L’INPS, inoltre, provvede anche ai pagamenti di tutte le prestazioni a sostegno del reddito quali, ad esempio, quelle per la disoccupazione, la malattia, la maternità, la cassa integrazione, il trattamento di fine rapporto e di quelle che agevolano coloro che hanno redditi modesti e famiglie numerose quali l'assegno per il nucleo familiare, gli assegni di sostegno per la maternità e per i nuclei familiari. 
Ai lavoratori transfrontalieri viene applicato, dal 1 maggio 2004, data dall’entrata della Slovenia nell’Unione Europea, il Regolamento (CEE) n. 1408/71 ed il regolamento (CEE) n. 574/72, relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro famigliari che si spostano all’interno della Comunità. 
Il regolamento CEE, che costituisce un sistema di coordinamento tra i sistemi di sicurezza sociale dei Paesi dell’Unione Europea, sostituisce le convenzioni bilaterali tra l’Italia e la ex-Jugoslavia e l’Italia e la Slovenia. 
Il regolamento prevede la totale compatibilità dei contributi previdenziali tra Stati membri e quindi anche tra l’Italia e la Slovenia.

Pagina INPS sulla Slovenia